La mia campagna elettorale

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La campagna elettorale per le comunali di Lecce 2017 volge al termine e io sono candidato per Lecce Bene Comune a sostegno del candidato sindaco Luca Ruberti. Domenica 11 si vota e queste sono le ore degli appelli. Più che fare un appello io invece vi riporto ciò di cui mi sono occupato nel corso di questa campagna.

Questo è quello di cui mi sono occupato, perché questo è quello che sono.

Poi, chi mi vorrà votare mi voterà, chi non mi vorrà votare non mi voterà. L’importante è, sulla scheda elettorale, crociare il nome e il simbolo, naturalmente, IN ALTO A SINISTRA.

Progetto déBAT. Ricostruire comunità sulle macerie della globalizzazione”

Che cos’è il Progetto déBAT? Questo progetto non si propone come soluzione già confezionata ad un problema annoso e drammatico come quello della BAT. È invece l’applicazione di un metodo innovativo di risposta alle crisi occupazionali. Si tratta di un percorso che parte da due presupposti, affrontare in modo attivo l’emorragia di posti di lavoro che stiamo vivendo, quanto di più lontano quindi dalla logica passiva dei tavoli istituzionali e degli ammortizzatori sociali, e sottrarre i lavoratori ad ogni eventuale “obbligo di riconoscenza” verso qualsivoglia esponente politico.

Lecce Bene Comune non considera i casi come questi delle crisi aziendali, perché BAT non era e non è affatto in crisi. Si tratta invece di crisi occupazionali, figlie delle logiche di una folle globalizzazione, che hanno trovato terreno fertile in una classe politica, nazionale e locale, che ha offerto sponde e dato piena operatività a quelle logiche. Si tratta di dinamiche che hanno permesso ad una multinazionale di spostare la produzione, in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi momento, e sbattere in mezzo ad una strada circa 500 persone con una banalissima lettera, come avvenuto nel settembre 2010 nel caso della ex Manifattura Tabacchi. Lo stesso nome del progetto vuole richiamarsi a due aspetti significativi di questo percorso. Il primo aspetto richiama la volontà di liberare questi lavoratori dall’inferno che gli si è riversato addosso con quella famosa lettera. Il secondo aspetto si richiama all’aspetto partecipativo del modello prodotto, utilizzando il termine francese débat, dibattito.

In cosa consiste l’aspetto partecipativo? Noi di Lecce Bene Comune siamo convinti che per poter rinascere dalle macerie della globalizzazione, come nel caso della BAT e di tante altre situazioni simili che il nostro territorio ha già conosciuto, sia necessario rinsaldare i legami di comunità e costruire dinamiche di aiuto reciproco. La nostra associazione si è già messa a piena disposizione del Comitato dei lavoratori BAT e ha avviato uno studio della situazione e delle possibilità disponibili. Insieme ai lavoratori abbiamo individuato due tipi di percorso: il primo passa attraverso l’utilizzo di uno strumento legislativo come la legge Marcora, che prevede una serie di agevolazioni per le cooperative nate da situazioni di crisi aziendale, un modello noto in Italia e anche all’estero con il nome tecnico di workers buyout, ma più conosciuto come impresa recuperata; il secondo invece prevede la costituzione ex novo di una cooperativa di lavoratori, al di fuori però dal percorso Marcora. I due percorsi presentano vantaggi e difficoltà differenti, ma sarebbero entrambi percorribili. Abbiamo già aperto i necessari canali di collaborazione con il mondo della cooperazione ed il prossimo passaggio sarà la profilazione dei lavoratori interessati al percorso. Quello della profilazione, l’individuazione cioè dei dati anagrafici, delle competenze e delle differenti situazioni individuali, rappresenta comunque un passaggio obbligato per entrambi i tipi di percorso. Sulla base di questi dati sarà possibile poi passare alle fasi successive, compresa tra queste la scelta dell’eventuale attività produttiva, per la quale esiste già un ventaglio di ipotesi da vagliare approfonditamente.

Ciò che deve essere assolutamente chiaro è che i protagonisti di questi percorsi sono, e resteranno sempre, esclusivamente i lavoratori che sceglieranno di affrontare questa sfida. Noi di Lecce Bene Comune, al contrario di quanto hanno fatto tutti gli esponenti politici con cui finora queste lavoratrici e questi lavoratori hanno avuto a che fare, non abbiamo nessuna intenzione di indossare i panni dei supereroi. Noi abbiamo iniziato a fare quello che chiediamo anche all’intera comunità territoriale di fare. Il progetto déBAT, infatti, chiede a tutte le risorse di cui questo territorio può disporre di porsi al fianco dei lavoratori, consigliarli e accompagnarli in questo difficile cammino. Tutti i soggetti si devono sentire chiamati in causa e responsabilizzati. Dagli attori istituzionali, alle organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria, ma soprattutto l’Università, con il suo patrimonio di saperi, e quello straordinario serbatoio di competenza e passione rappresentato dal mondo dell’associazionismo e dei movimenti sociali. Un mondo eccezionale che, fino ad oggi invece, la politica ha fatto di tutto per marginalizzare e soffocare sotto la cappa di logiche clientelari. Oggi è giunto per noi il momento di mettere finalmente e pienamente in comune tutte le risorse di questa comunità, sapendo bene però che in ogni fase del percorso ogni singola scelta spetterà solo ed esclusivamente ai lavoratori, senza interferenze, senza pressioni e senza condizionamenti da parte di nessuno. Finalmente, in totale libertà.

In questa sbornia elettorale di incentivi servono strumenti di lotta alle delocalizzazioni”

Nei programmi elettorali di questi giorni vediamo fioccare, dappertutto, incentivi ed agevolazioni all’apertura di nuove attività. Siamo d’accordo, ma occorre imparare bene anche le lezioni che il passato ci offre. Vogliamo riproporre anche qui da noi i criteri contenuti nella proposta di legge attualmente in discussione nel consiglio regionale toscano, per la lotta alle delocalizzazioni selvagge.

Abbiamo già conosciuto fin troppe stagioni di incentivi a pioggia e dovremmo ormai avere imparato che questo tipo di politiche provocano danni immensi, sia alle casse pubbliche che, cosa ancora più importante, alle fasce più deboli della popolazione. Noi di Lecce Bene Comune abbiamo detto più volte, e lo ribadiamo, che i freddi vincoli di bilancio rappresentano un cappio al collo proprio di chi avrebbe più bisogno di politiche pubbliche efficaci. Anche spalancare i cordoni della borsa senza criteri precisi, però, ha sempre finito per ripercuotersi sulle vite più difficili. Dai tempi della Cassa per il Mezzogiorno fino ai giorni nostri, abbiamo sempre visto le politiche spregiudicate di incentivi fare lo stesso effetto del sangue sugli squali. Sono già fin troppe le storie di predatori di soldi pubblici, accorsi qui e poi scappati verso paradisi fiscali o retributivi, oppure verso paesi in cui i costi di produzione sono più bassi e i diritti dei lavoratori sono ridotti alla più totale inciviltà.

Lo stesso parlamento europeo si è recentemente espresso sull’esigenza di contrastare le delocalizzazioni che lasciano il deserto, economico e sociale, alle proprie spalle. È proprio a questo tipo di criterio che, secondo noi, occorre richiamarsi in qualsiasi politica di incentivo, a tutti i livelli dell’amministrazione del denaro pubblico. Il consiglio regionale toscano sta esaminando, proprio in questi giorni, una proposta di legge presentata dal gruppo Sì Toscana a Sinistra, che prevede una serie di strumenti di lotta alle delocalizzazioni. In una regione che, come accaduto fin troppo spesso anche da noi, è stata devastata dai recenti casi della Carlo Colombo e della Ericsson si sta pensando di introdurre criteri stringenti nell’aggiudicazione e nel successivo monitoraggio di incentivi ed agevolazioni, indipendentemente se di carattere europeo, nazionale o locale. Per accedervi le aziende saranno vincolate ad un patto e ad un contratto con il territorio che prevede la restituzione di quanto ricevuto in caso di delocalizzazione della produzione. È prevista anche la predisposizione di un albo trasparente delle imprese che usufruiscono, direttamente o indirettamente, di contributi pubblici. La proposta di legge contiene anche l’obbligo che le somme recuperate da chi ha delocalizzato, violando il patto con il territorio, siano utilizzate per sostenere il reimpiego di chi ha perso il lavoro, anche attraverso l’avvio di forme di auto-imprenditorialità collettiva.

Chiunque mandi avanti una famiglia oggi sa perfettamente quanto sia importante utilizzare le risorse con buon senso. Noi di Lecce Bene Comune pensiamo che le risorse pubbliche disponibili vadano assolutamente utilizzate, ispirandosi però allo stesso buon senso, se non ancor di più.

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