Roma caput immundi

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guernica

La grande bottega degli orrori (un sistema politico-economico-criminale-mediatico marcio fin nel midollo) ci ha consegnato quella che non ci resta che sperare sia la peggiore pagina mai scritta. Purtroppo, però, sappiamo ormai troppo bene che, una volta toccato il fondo, c’è sempre da scavare…ancora…e ancora…e ancora…

Sto parlando della vicenda Roma/Marino, una vicenda profondamente triste, che non lascia però amarezza, ma una grandissima rabbia.

Non ho intenzione di tessere qui le lodi di Marino, per un motivo molto semplice: l’unica certezza che ho rispetto al suo operato è di non essere in possesso di informazioni sufficientemente obiettive per poterlo giudicare. E questo è un aspetto, per come la vedo io, cruciale su cui tornerò più avanti.

Il quadro che oggi ci offre quella città che un tempo fu caput mundi è molto più vicino ad una nuova Guernica.

Una città devastata, smembrata, letteralmente spolpata da luridi appetiti. Una città in cui quattro cene innocenti possono produrre terremoti politici, mentre i tentacoli e i miliardi di mafia-capitale no. Una città in cui una mezza parola del Papa vale più di mille inchieste giudiziarie. Una città in cui un banale scontrino può diventare più pesante di un gigantesco intreccio di traffici criminali (droga, armi, estorsioni, corruzione, appalti).

Siamo di fronte alla disfatta di ogni (eventuale) residuo concetto nobile di politica, la tragedia di una democrazia sequestrata e sciolta nell’acido, la totale depravazione di una rappresentanza ormai riservata solo a qualche clan (ripeto, politico-economico-criminale-mediatico).

E, mentre tutto ciò accadeva, il nostro yuppie-premier si è allegramente rinchiuso in un bunker a pettinare bambole. Non una parola, neanche un mezzo tweet, zero selfie. Il nulla più totale, come se non lo riguardasse affatto.

E la stampa, bellezza?

Ritorno ora sull’accenno fatto in precedenza. La stampa ha definitivamente compiuto la sua parabola agonizzante. Cane da guardia pubblico, pilastro fondamentale della democrazia, garante del sacrosanto diritto ad essere informati. Niente. Tutto spazzato via.

Oggi sappiamo tutto del pandino rosso di Marino. Conosciamo la sua corrispondenza privata con la sua ex università. Sappiamo con chi e quando cena, cosa mangia e dove, quale vino preferisce. Sappiamo tutto di quell’uomo. Non sappiamo ancora nulla, invece, sulle reali dimensioni del fenomeno mafia-capitale. Non abbiamo ancora capito come mai un attuale ministro, un (allora) sindaco e alti dirigenti pubblici passassero spensierate serate insieme, tra gli altri, agli stessi Casamonica dei funerali hollywoodiani. Non abbiamo ancora capito bene come sia materialmente riuscita l’accoglienza dei migranti a rendere più del traffico di droga. Non ci è ancora molto chiaro come sia stato possibile, per decenni, che a Roma si potesse stravolgere ogni legge della fisica, riuscendo a far scorrere a fiumi del benedetto cemento armato (benedetto e armato, spesso in tutti i sensi). Ma su questo, e tanto altro, la nostra beneamata grande informazione (dove per “grande” intendo “mainstream”) non è stata e non è tuttora in grado di informarci un granché. Tutti questi fantastici momenti, molto probabilmente, andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di (lasciarli) morire.

Come dicevo, temo che questa vicenda sia ancora lontana dall’aver dispiegato tutto il suo squallore. Per il momento, però, ci ha consegnato una prima definitiva certezza: la nostra grande stampa è una montagna di merda!

Tutto questo non può lasciare semplicemente amarezza, ma una grandissima rabbia.

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