Aggressione a Torre Chianca: non solo razzismo

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torre chiancaUn materasso in decomposizione sul ciglio della strada di accesso al mare. Un’istantanea scattata nella marina leccese di Torre Chianca. Potrebbe essere considerata una delle tante scene di ormai ordinario degrado, ma non lo è. A Torre Chianca come in migliaia di periferie, banlieue, outskirts, ghetti o grandi slums, in tutto il mondo, questa è una precisa segnaletica, appositamente predisposta dalle istituzioni competenti (perché non c’è proprio nulla di casuale), che ci consegna un messaggio chiaro: “in questo luogo non vigono le più elementari regole di civiltà”. Ne conseguono, a cascata, altri messaggi: slacciate le cinture di sicurezza, rilassate i freni inibitori, liberate gli istinti più spregevoli.

È questo il punto. Il problema dell’abbandono delle periferie non è una questione meramente estetica, ma è un problema di abbattimento delle soglie della decenza, che si ripercuote sull’intero agire umano. Fino a diventare disumano, come nel caso di Torre Chianca, con l’aggressione al diciassettenne ambulante guineano e la reazione dei bagnanti, di cui la cronaca nazionale si è occupata in questi giorni.

Ma sia chiaro che a nessuno sarà consentito di servirsi come alibi di un degrado che rischia di diventare antropologico. È vero che viviamo in un mondo che puzza dalla testa, le sue classi dirigenti. È vero che la cancellazione di funzioni di uno stato che voglia dirsi civile, come l’istruzione e la sanità, così come il progressivo annientamento della dignità del lavoro, fino al degrado urbano, costruiscono volutamente e spregevolmente lo scenario ideale da terra di nessuno, selvaggia e incivile, in cui sguazzano i fascismi e i razzismi di tutte le forme e colori. Ma il momento in cui si travalica la sfera dell’umanità, per abbandonarsi ad azioni miserabili come quelle di Torre Chianca, è esclusivamente frutto di una scelta individuale. Ognuno di noi può scegliere se lasciarsi cullare da quello scenario preconfezionato di annullamento della civiltà o provare, ognuno nel suo piccolo, a demolirlo. Quei miserabili di Torre Chianca, aggressori e bagnanti complici, hanno scelto di abbandonarvisi totalmente. Mani, piedi e simulacro di testa.

A restituirci speranza sono altre scelte individuali, operate da chi invece preferisce stracciare quel copione imposto. Piccoli gesti, come quello di inviarmi questa e altre foto per denunciare lo stato di abbandono della marina leccese, o grandi gesti, come quello di chi ha scelto di dissociarsi dal resto della folla e allertare le forze dell’ordine di fronte alla miserabile aggressione in atto sulla spiaggia di Torre Chianca. Sacche di resistenza umana e civile.

Resta l’amara conclusione che il momento in cui ci si rende conto che il senso di civiltà richiede coraggio, segna un fallimento che interroga nel profondo tutti noi e i nostri rapporti con le cosiddette classi dirigenti.

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