Greta e Vanessa. Se è guerra di civiltà, noi siamo il nostro peggior nemico

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Greta e Vanessa

Siamo in guerra. C’è uno scontro di civiltà. I nostri valori sono sotto attacco.

Dopo la strage di Charlie Hebdo, siamo tornati ad essere martellati da questi messaggi. Fallaci docet.

Ok, proviamo a prenderli per buoni. La domanda che ogni stratega che si rispetti si pone prima di intraprendere una qualsiasi guerra è: i nostri armamenti sono all’altezza dello scontro che ci aspetta? Se la guerra è, come dicono, di civiltà, con quale arsenale di valori ci accingiamo a scendere sul campo di battaglia?

Abbiamo la democrazia! Certo, sembra non esercitare più lo stesso fascino di un tempo. Ok, siamo in postdemocrazia ormai conclamata. Va bene sì, stiamo addirittura riducendo le occasioni di voto (vedi Senato e Province, vivi e vegeti ma non elettivi). Sì dai, i mercati finanziari contano più del voto democratico (vedi Grecia). Però, in fondo, siamo ancora in democrazia.

Abbiamo la libertà di espressione! Senza esagerare però. Non è che gente come i vari Biagi, Luttazzi, Santoro, Guzzanti, Travaglio possono dire proprio tutto quello che gli passa per la testa, e che diamine!

Abbiamo la libertà di stampa! Sì ok, siamo 49° nella classifica di Reporters Sans Frontiers, dietro paesi come Haiti, Niger, Botswana, Capo Verde e altri che non reputiamo al nostro livello di civiltà, però abbiamo tante firme e testate autorevolissime, che quei paesacci si possono solo sognare! Anche se abbiamo un mercato dell’editoria totalmente ostaggio di macroscopici (ormai istituzionali) conflitti di interesse, vari ed onnicomprensivi. Certo, in realtà tutto si regge su un universo di giornalisti free-lance a 4 euro al pezzo, però vuoi mettere la visibilità?!

Ok, qualche arma per questa guerra di civiltà ce l’abbiamo ancora…un po’ spuntata, un po’ arrugginita…ma ce l’abbiamo.

E poi, noi siamo italiani…abbiamo un gran cuore!

Un bel giorno, però, accade qualcosa, anche se non del tutto inaspettata. Accade di svegliarsi una mattina con (cosa rara) una bella notizia: due ragazze italiane ventenni che sei mesi fa erano state rapite in Siria, dove erano andate con un’associazione di volontariato, sono state finalmente liberate! Tornano sane e salve a casa a riabbracciare i propri familiari!

Poi spunta un tweet (l’account appartiene ad un siriano di Idlib, Iyad al Khatib), rilanciato da alcune tv arabe, secondo il quale sarebbe stato pagato un riscatto di 12 milioni di dollari per liberare le due ragazze. Ed è subito notte fonda. Dalla politica ai social network, si scatena la nostra “civiltà”.

“Merde”, “stronze radical chic”…bentornate a casa. “Puttanelle”…-elle perché i giovani sono il nostro futuro. “Troie”, “succhiacazzi dell’Islam”, “la prossima volta fatevi sbattere a casa vostra”, “speriamo che qualche negrone vi violenti gratis”…perché da noi la sacralità della donna è un valore intoccabile (che, in fin dei conti, è sinonimo di intangibile, no?!).

Fanno quasi tenerezza quelli che hanno commentato “c’è tanta gente da aiutare anche qua”, salvo poi etichettare come “buonisti da salotto” quelli che restano in Italia. Divertenti anche quelli che fanno due calcoli e pensano a “quante scuole, asili e ospedali si potevano costruire con 12 milioni, invece di finanziare i tagliagole”, dimenticando che da noi non si costruisce più niente del genere da una vita; che quando si è fatto finta di spendere soldi in cose così utili si sono realizzate soltanto delle opere clamorosamente incompiute, perché quei soldi in realtà servivano solo a foraggiare i tanti mondi di mezzo (che almeno usano l’acido invece della scimitarra) di cui la nostra civiltà si nutre; dimenticando anche che molte organizzazioni terroristiche (al Qaeda e ISIS comprese) sono state non solo finanziate (che in confronto 12 milioni sono noccioline), ma addirittura create e addestrate dalle intelligence occidentali, in epoche in cui ci tornavano utili.

Ora, io non so dire se pagare dei riscatti ai terroristi per salvare delle vite sia giusto o sbagliato, ma sappiamo bene (anche se molti fanno finta di non saperlo) che è sempre stato fatto. Sappiamo benissimo (anche se molti fanno finta di non saperlo), che perfino i paesi che vengono citati ad esempio in questi casi, come USA e UK, i riscatti li hanno sempre pagati, se non in denaro con altre monete di scambio.

Però voglio concludere con una buona notizia: oggi abbiamo dato a quei luridi tagliagole una bella lezione! Una lezione che non dimenticheranno facilmente!

Oggi, infatti, quei terroristi avranno imparato che i soldi possono spenderli in modi molto più divertenti e meno pericolosi. Perché oggi sanno che non hanno più alcun bisogno di armarsi fino ai denti, imbottirsi di esplosivo e barbarie simili.

Da oggi le organizzazioni terroristiche impegnate in questa presunta guerra di civiltà sanno che basterà un mezzo tweet, scagliato comodamente dal divano di casa. Poi loro non dovranno fare altro che restare a guardare…mentre quello schifoso buco nero che noi ci portiamo dentro, appena sottopelle, e tutta quella merda che ci scorre dentro, pronta ad esondare alla prima goccia di traverso, si occuperanno di fare il resto, seguendo il loro corso naturale.

Se è guerra di civiltà, noi siamo il nostro peggior nemico.

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