Un contributo ignorante* all’Altra Europa.

Standard

Sto seguendo con molta attenzione il percorso politico apertosi a sinistra a partire dalle scorse elezioni europee. L’Altra Europa con Tsipras, nata fra gli strali multi-partisan, è riuscita ad eleggere tre europarlamentari ed è entrata nel gruppo parlamentare della sinistra europea GUE/NGL.

A livello europeo questo percorso si può considerare in crescita grazie, essenzialmente, alla spinta di due autentiche rivelazioni del panorama politico europeo: Syriza e Podemos. Due formazioni apparentemente molto diverse tra loro, ma che hanno saputo trovare un terreno comune di proposta politica. Due formazioni che, stando agli ultimi sondaggi, si ritrovano al primo posto nel consenso dei rispettivi paesi, Grecia e Spagna. Due paesi, non a caso, simbolo della crisi. Due paesi caratterizzati dai drammatici fallimenti della classe politica locale e dell’Europa neoliberista.

In Italia, nonostante il nostro sistema-paese presenti caratteristiche molto simili a quello greco e spagnolo, questo percorso sembra stentare a connotarsi nello stesso modo. Senza dilungarmi troppo in analisi politologiche, per mancanza sia di competenze che di volontà, mi sembra evidente come ci si sia persi tra ripensamenti e altre polemiche interne, di fronte invece a quella che fino a pochi giorni fa sembrava l’inarrestabile ascesa del neo-rampantismo di Renzi, il nuovo bomber del pensiero unico.

Ad un certo punto però, come era inevitabile che fosse, un disagio sociale profondo e capillare si è manifestato in tutta la sua drammaticità, quasi ad onta di una rappresentazione plebiscitaria che il circo mediatico aveva cercato di costruire intorno al nuovo Re Sole, Re Mida, Re(parto) Celere, della politica italiana. Sono tante e estremamente varie le manifestazioni di questo disagio, ve ne risparmio l’intero elenco e mi limito a citare lo sciopero sociale del 14 novembre, essendo quella in cui in assoluto mi sono maggiormente riconosciuto.

In questo scenario ha ripreso slancio il dibattito (sempre accuratamente oscurato dal circo mediatico) dell’Altra Europa. Sono nate due liste che si sono presentate alle regionali in Emilia Romagna ed in Calabria. Si sta lavorando su altre liste per le regionali, Puglia compresa. E soprattutto si è aperto un percorso di lavoro, a livello nazionale, stimolato dal documento elaborato da Marco Revelli.

È a questo dibattito che, dal profondo della mia nessunità, vorrei provare a dare il mio contributo ignorante*. Ho letto e riletto il documento di Revelli. Ho avuto il piacere di partecipare ad un’interessante assemblea a Taranto. Ho letto e ascoltato molte opinioni su questo percorso. Insomma, ho studiato.

Vado dritto al punto: c’è qualcosa, in questo dibattito, che mi terrorizza. Sento riecheggiare troppo spesso, e in varie declinazioni, il paradigma dell’opposizione. “Costruire un’opposizione al renzismo”, “dare forma all’opposizione”, “dare rappresentanza all’opposizione sociale”, e altre espressioni simili. Trattandosi, come ben evidenziato da Revelli, di una fase costituente di un nuovo progetto penso sarebbe il caso di definirne per bene le fondamenta e penso che quel tipo di espressioni diano corpo ad un approccio sbagliato al percorso politico che mi piacerebbe si riuscisse a costruire.

Ho parlato di terrore perché ho 45 anni, e dopo aver passato almeno 30 di questi rinchiuso nel recinto mentale dell’opposizione, basta la sua semplice evocazione per scaraventarmi in depressione. Attenzione, però. Non mi preoccupa affatto la dimensione quantitativa (istituzionale) dell’opposizione, quanto quella qualitativa (sostanziale). In un’epoca di consolidato pensiero unico, a mio parere, la dinamica dell’opposizione lo rafforza invece di indebolirlo. In sostanza, il pensiero resta unico e ci si limita a differenziarsi, troppo banalmente, tra pro e contro (più alcune, per me incomprensibili, terre di mezzo).

In questo stesso filone temo si inserisca anche il documento di Revelli, dal momento che è quasi interamente focalizzato sulla critica al renzismo, pur totalmente condivisibile. Di tutt’altro respiro mi sembra invece il lavoro che stanno portando avanti Syriza, Podemos ed il gruppo della Sinistra europea, da ultimo nelle giornate di studio di Firenze. La stessa impostazione mi è sembrato di cogliere nell’intervento di Eleonora Forenza, durante l’assemblea cui ho partecipato, quando ha voluto giustamente assegnare priorità alla parola Altra nel nome della lista Tsipras.

Per come la vedo io, infatti, il pensiero unico dominante ha eretto, nella società, muri e fortificazioni talmente solidi da riprodursi anche nelle nostre menti. E quando dico “nostre” intendo noi altri, quelli che vedono il mondo in maniera differente, ma che si sono ormai talmente autoingabbiati da non riuscire a esternare altro anelito se non quello di opposizione. Tornando alla metafora dei muri, è come se non ci si organizzasse per abbatterli, ma per decorarli con dei murales, per quanto splendidi. Un po’ come quell’amico tossico che non cercava di uscire dal tunnel, ma di arredarselo.

Io penso che, nella società, di opposizioni ce ne siano già, non una ma mille e mille. In Grecia e Spagna i soggetti politici citati stanno riuscendo, a quanto pare, a liberarsi e liberare da quelle gabbie mentali autocostruite e intrecciare quelle mille lotte (così come non a caso ha invitato a fare lo sciopero sociale del 14 novembre) in un tessuto altro, una tela nuova per un ritratto altro del mondo e della società. Una visione che arriva a comprendere istanze che ci siamo ormai assuefatti a considerare perfino improponibili, come la ristrutturazione del debito pubblico, la guerra globale alla rapacità economico-finanziaria, la redistribuzione del patrimonio immobiliare inutilizzato, fino (addirittura!) all’uscita dalla Nato e all’apertura delle frontiere, solo per citarne alcune.

Una visione, però, che non può assolutamente prescindere da un metodo, che è anche merito, che è anche cuore pulsante: una democrazia vera, esercizio reale, pratica quotidiana di cittadinanza.

Io sono convinto che anche in Italia, con coraggio, consapevolezza e sana rabbia, ci si possa ancora liberare da quelle gabbie e si possano ancora abbattere quei muri. A viso aperto, senza paura, senza compromessi e senza chiedere il permesso a nessuno. Quel “podemos”, in Spagna come in Grecia e in Europa, non è interrogativo…ma un dirompente esclamativo!


*Tributo a Gianluca Basile

Annunci

Un pensiero su “Un contributo ignorante* all’Altra Europa.

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...