Renzi, Togliatti e Barabba

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L’avvento del renzismo sembrerebbe aver portato grande fermento nel panorama politico italiano, ma più che altro ha portato grande confusione.

I suoi cavalli di battaglia, in questo frangente, sono le riforme istituzionali. Riforme che però rivelano un’impostazione a mio parere estremamente preoccupante, con buona pace di Re Giorgio bis.

Renzi e i renzini vari (e non mi riferisco alle “praline del nulla” crozziane ma ai vari replicanti Boschi, Faraone, Bonafè, Carbone ecc. solo per rimanere nell’alveo della politica, senza esondare nel terreno del sedicente giornalismo) erano partiti lancia in resta al grido di “aboliamo le Province, aboliamo il Senato”. Oggi che quelle lance si sono fatte decreti, scopriamo invece che tanto le Province quanto il Senato continueranno a godere di ottima salute.

Il renzismo ci lascerà i Presidenti di Provincia, ci lascerà i consigli provinciali, ci lascerà il Presidente del Senato e ci lascerà i senatori. L’unica cosa che il Presidente lampredotto e i suoi renzini stanno cancellando è il nostro voto.

Ecco, a mandarmi letteralmente in bestia è questa idea che la modernizzazione del Paese debba necessariamente passare dalla cancellazione degli spazi di espressione diretta della sovranità popolare.

Cari presunti democratici…anzi…cari post-democratici, questa vostra concezione è assolutamente reazionaria! È un salto all’indietro nella storia di almeno un secolo!

E il primo ad essere preoccupato, caro Re Giorgio bis, dovrebbe essere proprio lei. Questi signori sono formalmente gli eredi di quel partito di cui anche lei (ahinoi) ha contribuito a scrivere la storia.

Pochissimi, infatti, sembrano oggi ricordare che settant’anni fa quel partito, il Partito Comunista Italiano, guidò l’Italia nell’insurrezione contro il nazi-fascismo sventolando una bandiera oggi, evidentemente, sotterrata.

Tranquilli lupetti, non sto parlando della bandiera rossa. Sto parlando invece della bandiera della democrazia progressiva.

I’ Renzi probabilmente neanche sa che all’epoca, e anche successivamente, il dibattito all’interno del suo (lacrima…) partito era tra Longo, Secchia ed il grande Eugenio Curiel, da un lato, e Palmiro Togliatti dall’altro. I primi sostenevano addirittura le ragioni della democrazia diretta, Ercoli invece preferiva mantenersi all’interno del perimetro della democrazia rappresentativa. Ma per tutti loro l’orizzonte era quello della democrazia di popolo, della massima partecipazione delle masse al governo del paese.

Caro Lampredotto, immagina un po’ che Togliatti scelse di dare la sua interpretazione della democrazia progressiva proprio in chiusura del primo grande comizio nella Roma liberata, al Teatro Brancaccio:

Democrazia progressiva è quella che organizzerà un governo del popolo e per il popolo e nella quale tutte le forze del paese avranno il loro posto, potranno affermare ed avanzare verso il soddisfacimento di tutte le loro aspirazioni. […] Democrazia progressiva è quella che guarda non verso il passato, ma verso l’avvenire”.

Certo, tu mi dirai, Togliatti è morto, Berlinguer anche, mentre tu invece sei in splendida forma. Ma se tu mi mandi in Parlamento la tua replicante prediletta a citare Fanfani, non pretenderai mica di poter censurare Togliatti?!

Benedetto figliolo, ma non pensi che una così repentina inversione di rotta, dalla democrazia progressiva a quella reazionaria, dovrebbe essere quanto meno spiegata a tutti coloro che provengono da quella gloriosa storia e che, in maniera per me del tutto incomprensibile, oggi sostengono il tuo partito.

È evidente che il contesto storico è completamente differente, ma neanche questo può giustificare questa ripulsa del voto popolare. Negare l’esistenza, oggi, di una cupola economico-finanziaria globale che determina le politiche dei singoli stati, significherebbe negare l’evidenza. E tu davvero pensi di poter contrastare questo strapotere, sovraordinato anche alla tua poltroncina a Palazzo Chigi, imbrigliando la sovranità popolare?

A me sembra del tutto evidente, piuttosto, come una scelta simile sia decisamente funzionale a quei sovrapoteri.

Certo, tu sei ormai abituato a sbattere il tuo bel 41% in faccia a chiunque osi criticarti. Occhio però…

Per usare una metafora per me inusuale, ma a te (e a Fanfani) estremamente familiare, fossi in te farei molta attenzione, perché poi, alla fine della storia, nelle chiese di tutto il mondo campeggia l’immagine di Gesù…non quella di Barabba…

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