Clandestino, ultima frontiera

Standard

Checkpoint-Charlie-Oct-1961

Soy una raya en el mar

Fantasma en la ciudad

Mi vida va prohibida

Dice la autoridad

Solo voy con mi pena

Sola va mi condena

Correr es mi destino

Por no llevar papel

“Non sono razzista, però…” e parte l’anatema contro il clandestino. Varcato quel portale ci si ritrova travolti da un turbinio di “ci tolgono la casa e il lavoro”, “rubano e si drogano”, “non c’è posto”…e si finisce all’acme del “prima gli italiani”.

È tutto lì, acquattato dietro quella soglia. È l’ultima mimesi del razzismo.

Il clandestino è l’ultima frontiera.

Cos’è, in pratica, la clandestinità? Tecnicamente è quel “no llevar papel”, e basta. Ma per noi, a quanto pare, quella carta è il fondamento dell’identità, senza la quale la “vida va prohibida”. Noi, che diamo per scontato il nostro bel ufficetto dell’anagrafe in ogni quartiere. Noi, che per il costo di una marca da bollo, e al massimo un po’ di coda allo sportello, possiamo vedere la nostra bella identità stampata a colori e riconosciuta dall’intero universo civile. Noi, che non riusciamo neanche a concepire l’esistenza di luoghi, sul nostro stesso pianeta, in cui il concetto di anagrafe è meno comprensibile di quello, per esempio, di eudaimonìa. Luoghi in cui una qualsiasi di quelle identità stampate, che salverebbero il migrante dalla nostra condanna, può arrivare a costare quanto un paio di vite di lavoro.

Ma per l’homo occidentalis la clandestinità è un muro (crollato uno, se ne fa un altro); l’ultima difesa dal terrore; una frontiera invalicabile.

Ma quelle nostre preziose carte, in realtà, non raccontano nulla della nostra identità.

L’identità è una radice nel passato, un fusto nel presente ed il sogno di un fiore nel futuro.

Quelle carte, invece, riportano soltanto alcune coordinate spazio-temporali, la nostra cella nello schedario dell’umanità.

E allora, forse, noi avremmo bisogno di qualcosa come la crema di Asasiello (v. Il Maestro e Margherita) per poterci librare in volo, abbandonare per un attimo il nostro piccolo mondicello e andare a gettare uno sguardo sul mondo-di-vita ignoto oltre quella frontiera. E non tanto su quello di oggi, fatto di fame, miseria, violenza, guerre e persecuzioni, di cui abbiamo già qualche pigra e distratta notizia. Sarebbe ancora più utile, invece, provare a volare in là nel tempo, anche soltanto di pochi anni.

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) dell’ONU, con una stima molto prudente rispetto ad altre, ci dice che nel 2050 (solo 36 anni) ci saranno, nel mondo, circa 250 milioni di persone costrette a migrare a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. E (attenzione!) non possiamo neanche escludere di ritrovarci, anche noi, tra quei migranti. Come pensiamo di regolarci, allora? Pensiamo di metterci lì a chiedere a tutti il passaporto, uno per uno? Non sarebbe piuttosto il caso di cominciare, subito, a cambiare approccio e organizzarci?

Un accurato report dello stesso organismo dell’ONU (in particolare, questo capitolo) mette in guardia sui rischi che l’impreparazione determinerebbe. Uno scenario del genere, in assenza di risposte adeguate, causerebbe conflitti di una tragicità al momento del tutto inimmaginabile.

Siamo veramente convinti che quei minuscoli bunker che i vari Salvini, Le Pen e (tanti, troppi) affini vorrebbero costruire, potrebbero mai servire a qualcosa? Pensiamo veramente che questi sassolini ci potrebbero proteggere dalla impetuosa marea che rischia di abbattersi a breve sui nostri piccoli mondicelli?

Foto tratta da: http://fredkempe.com/2012/02/a-hair-trigger-from-world-war-iii/

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...