Il medium è nudo!

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Da qualche giorno imperversa (più o meno) e divide (molto) l’affaire Paola Bacchiddu, responsabile comunicazione della lista L’altra Europa con Tsipras. Piovono critiche da destra (doppiopesismo morale, con focus sulla Minetti) e da sinistra (tradimento ideologico dell’antiberlusconismo).

Il fatto: venerdì 2 maggio viene pubblicato sul sito della lista Tsipras un post della redazione riguardo la censura mediatica sulla lista (ed in particolare riguardo gli scheletri negli armadi del centrosinistra in materia di conflitto di interessi), già oggetto di un ricorso all’Agcom per lo scarso spazio riservato dalle TV (0,02%).

Lo stesso giorno Paola Bacchiddu pubblica sul suo proprio profilo Facebook una foto in bikini, scattata durante una sua vacanza, in cui trionfa il suo fondo-schiena, accompagnata dallo status: “Ciao. È iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate L’altra Europa con Tsipras”.

A rivelarne le motivazioni è la testimonianza di Alessandro Gilioli, che riporta lo sfogo (privato) della stessa Bacchiddu: “basta, in questo Paese e con questo sistema mediatico, l’unico modo per finire sui giornali è mostrare le tette o il culo. Di tette sono scarsa, domani mostro il culo”.

Risultato: citando lo stesso Gilioli, “Paola è riuscita a ottenere molto più spazio di quanto aveva conquistato pubblicando centinaia di notizie, analisi, video, infografiche e interviste sull’austerità, sul fiscal compact, sull’aumento della forbice sociale, sul programma della lista Tsipras e sulle idee di Barbara Spinelli”.

Ora, le critiche da destra sono fin troppo scontate. Quelle da sinistra, invece, offrono qualche interessante spunto di riflessione e io ci provo (ma non garantisco nulla eh…).

Il corpo nudo (con o senza bikini) è un medium (e come ci insegna il buon vecchio McLuhan, un messaggio) che rientra indiscutibilmente nel bagaglio culturale della sinistra. Vi risparmio gli excursus nel mondo dell’arte e resto nel campo della politica. Tra gli anni ’60 e ’70, la nudità era un medium molto utilizzato nel movimento Hippy, e il messaggio era di liberazione totale dal giogo di struttura e sovrastruttura (il caro zio Karl). Il movimento femminista trasformò la nudità da immediata in mediata, sia utilizzando le mani per rappresentare la vagina che andando anche oltre. Con lo slogan “l’utero è mio”, infatti, la nudità (se pur verbale) varcava la soglia esterna e raggiungeva livelli ancora più intimi (posso definirli ecografici?). Per venire ai giorni nostri, il collettivo Femen ha come tratto distintivo proprio l’utilizzo della propria nudità per lanciare messaggi di protesta.

In tutti questi esempi il corpo nudo è il medium, e il messaggio è rivoluzionario. Ma in Italia abbiamo conosciuto un fenomeno non indifferente: il berlusconismo. Berlusconi, come per il concetto di libertà, ha sottratto la nudità al patrimonio della sinistra, ribaltandone il messaggio. Con Berlusconi la destra italiana, prima estremamente puritana, ha trasformato il messaggio della nudità da rivoluzionario in reazionario. Nelle sue TV prima, e in politica dopo, ha trasferito la nudità femminile in un paradigma tradizionalista: il corpo della donna è una merce, di proprietà del maschio.

La stessa nudità che era stata messaggio di rivoluzione ed emancipazione, viene utilizzata come messaggio di reazione e dominazione.

Tornando al caso Bacchiddu, l’errore a mio modestissimo parere, è stato tecnico. Io non contesto l’uso del medium fondo-schiena, ma l’opacità dell’elaborazione: non ha tenuto in debito conto il depistaggio storico che il berlusconismo ha operato su quel medium.

Provo a spiegarmi meglio utilizzando come termine di paragone l’esempio, tra quelli citati, più attuale. Le Femen, nelle loro manifestazioni, hanno abilmente operato un’implosione dello spazio pubblico sul proprio corpo nudo, che è diventato in questo modo luogo di dibattito, non oggetto di dibattito. La loro elaborazione è chiara ed inequivocabile. Nella enorme copertura mediatica che ogni loro esibizione riscontra, nessuno si sofferma mai sui loro corpi prescindendo dal tema che quegli stessi corpi veicolano. L’indissolubilità medium-messaggio viene resa anche plastica. Questo, nel post della Bacchiddu non accade per un paio di motivi: perché la foto ritrae comunque un momento privato ed anche la sua lettura immediata, di conseguenza, è di tipo privato; perché la mancata esplicitazione fisica del tema derubrica il corpo da spazio a oggetto di discussione. Probabilmente Paola Bacchiddu avrebbe provocato un riscontro totalmente diverso se fosse andata a mostrare il fondo-schiena davanti alla Rai, con una scritta, che so, del tipo “Ce lo chiede questa Europa” (firmato: L’altra Europa).

E poi…sapete che vi dico…

La politica mainstream ultimamente sembra essere stata tutta colpita dalla odiosa ossessione del io ci metto la faccia. Ecco, visto che io mi sento di appartenere a quella sempre più corposa classe che invece continua inesorabilmente a metterci il…ehm ehm…lato B, allora probabilmente mi sento più rappresentato da un fondo-schiena. Io, semplicemente, ci avrei impresso un memento: Siamo il 99%…occhio eh…

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3 pensieri su “Il medium è nudo!

  1. C’è un errore nella valutazione del movente del gesto della Bacchidu: come ha spiegato bene Gilioli, la frustrazione di non riuscire a far parlare della lista utilizzando modi e argomentazioni strettamente politici, ha portato la Bacchidu a polemizzare, dando ai media quel che facilmente amplificano. Il corpo nudo delle femen non è appunto adatto allo scopo, quindi la Bacchidu ha fatto centro; in altre parole: volete un bel culo? Eccolo!
    Se sia un bene o un male, e per chi lo sia, credo sia di ardua definizione. A mio modestissimo avviso è solo la dimostrazione delle molte inadeguatezze della lista Tsipras e, contemporaneamnete, del lascito di vent’anni di B.

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  2. Visto che l’artefice del messaggio iniziale è una che ha il ruolo di responsabile della comunicazione, è lecito avanzare qualche perplessità su come questa provocazione è stata attuata.
    Infatti Mc Luhan diceva anche che il “medium è il messaggio”; se il tuo medium è un culo senza altre contestualizzazioni, il messaggio rimane un culo.
    Peggio ancora la scelta del contesto che alimenta il clichè del comunista danaroso che predica uguaglianza dalla sua comoda barca (è un clichè idiota, ma non è furbo offrire il fianco ad una sua reiteraizone)
    Un esempio eccezionale è quello di Marina ripa di Meana che si è fatta fotografare completamente nuda contro l’uso delle pelliccie, il testo e la composizione fotografica erano eloquenti:
    “L’unica pelliccia che non mi vergogno di indossare”.
    Se la Bacchiddu avesse riflettuto meglio su come presentarsi nella foto (magari producendone una apposta), avrebbe migliorato di gran lunga il messaggio.
    Così, il risultato è purtroppo, troppo vicino a una banale manifestazione edonistica del proprio corpo.
    A questo punto per rimediare e cogliere l’onda mediatica suggerisco una foto di gruppo dell’intera lista completamente nudi (sullo sfondo della scena finale di Full Monty), debitamente girati

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